|
|
 |
 |
|
Atlante di AnatomiaUmana |
|
|
|
 |
 |
|
Atlante di Parassitologia |
|
|
|
 |
 |
 |
 |
 |
|
Atlante di Virologia |
|
|
|
Atlante di Ematologia |
|
|
|
Atlante dei protozoi intestinali |
|
|
|
Atlante di citologia e istologia |
|
 |
|
|
 |
 |
|
|
 |
 |
 |
 |
 |
 |
|
 |
 |
 |
 |
 |
|
Informazioni: info@bayes.itScrivimi: webmaster@bayes.it |
|
|
|
Ultimo aggiornamento: 13 maggio 2012
|
|
|
117.194 visitatori dal maggio 2008
|
|
|
|
Per la riproduzione dei contenuti del sito è necessario il permesso dell’Autore
|
|
|
|
NOTA LEGALE L’interpretazione dei risultati delle analisi di laboratorio deve essere effettuata esclusivamente dal medico e alla luce dei dati clinici.Questo sito ha uno scopo esclusivamente educativo e formativo. Pertanto le informazioni in esso contenute possono essere utilizzate esclusivamente a scopo didattico, e anche in questo caso sotto la responsabilità personale di chi le utilizza, sia per sé stesso sia per terzi.Le informazioni contenute in questo sito non possono e non devono essere utilizzate né a scopo diagnostico, né a scopo prognostico, né a scopo terapeutico, né per qualsiasi attività che abbia un impatto sia diretto sia indiretto sullo stato di salute di un individuo o di più individui.Nessuna responsabilità può essere imputata all’autore per danni diretti o indiretti e di qualsivoglia natura che potrebbero essere causati a sé stessi o a terzi a causa di errori, imprecisioni, omissioni, interpretazioni o utilizzo dei contenuti di questo sito o dei siti cui esso fa riferimento.
|
|
|
|
NOTA SUI COLLEGAMENTIALLE FONTI BIBLIOGRAFICHE La maggior parte dei collegamenti ad articoli scientifici riportati nel sito fa riferimento a riviste online che forniscono gratuitamente l’articolo originale. In alcuni casi è necessario registrarsi sul sito per avere libero accesso agli articoli: questo accade per esempio con il BMJ. Quando i collegamenti fanno riferimento a fonti bibliografiche a pagamento, chi non ha sottoscritto un abbonamento con la rivista potrebbe vedere comparire un messaggio del tipo “access forbidden”, ma il più delle volte vedrà comparire una pagina che consente di acquistare online l’articolo originale. |
|
|
|
 |
|
|
|
Le statistiche complete del sito
|
|
|
 |
 |
|
“Da giovane le mie ali erano forti e instancabilima non conoscevo le montagne.Da vecchio conoscevo le montagne,ma le mie ali stanche non potevano seguire la mia visione.Il genio è saggezza e gioventù.”(Edgar Lee Masters, “Antologia di Spoon River”) “Molti vanno in cerca per sé di ricetti agresti, di spiagge e monti. Ma tutto questo è cosa da gente affatto comune, dato che ti è lecito, in qualunque momento lo disponga, ritirarti in te stesso. In nessun luogo, infatti, un uomo si ritira con maggiore tranquillità e minori grattacapi che nel suo stesso animo.”(Marco Aurelio, “A sè stesso (pensieri)”) La Medicina di Laboratorio è piccolissima cosa nell’ambito della Medicina, e questa è semplicemente nulla nell’ambito della Natura. Uno dei modi per ricordarmelo, che utilizzo spesso, e che consiglio vivamente (in questo senso le immagini hanno un potere evocativo unico) può essere per esempio quello di accedere al sito dell’Hubble Space Telescope (http://hubble.stsci.edu/), per guardare con lui (l’Hubble) dentro e fuori dalla nostra galassia. Dato che ovviamente non posso fare concorrenza alla NASA, qui mi limiterò a pubblicare fotografie che ho fatto in questi ultimi anni, e che potrebbe fornire spunti meditativi anche all’avventuroso cibernavigatore che casualmente accedesse a queste pagine. Le fotografie partono dal 2003, anno nel quale mi sono deciso ad acquistare la mia prima macchina fotografica digitale, e attualmente includono i seguenti temi:→ montagna (le panoramiche sono state realizzate combinando più fotografie);→ arrampicate;→ neve;→ canyoning;→ animali (occasionalmente includono macrofotografie);→ fiori (generalmente si tratta di macrofotografie);→ girovagando;→ minimalismo fotografico. Le panoramiche sono le uniche fotografie sulle quali sono intervenuto tecnicamente, mentre tutte le altre fotografie sono, nel bene e nel male, esattamente gli originali scattati, e questo senza alcuna eccezione. Le fotografie, panoramiche a parte, sono prevalentemente in formato 4:3 (il rapporto tra i pixel orizzontali e quelli verticali è di 4 pixel orizzontali ogni 3 pixel verticali, e si legge “quattro terzi”). Possono essere quindi scaricate e utilizzate direttamente come sfondi per i PC dotati di schermo con questo rapporto, ed eventualmente possono essere adattate, ritagliandole opportunamente, per crearsi degli sfondi per PC con lo schermo 16:9. Le fotografie meno recenti hanno una risoluzione di 1024x768 pixel, e tendono a “sgranare” sugli schermi con una risoluzione maggiore di questa. Le più recenti hanno invece una risoluzione di 1600x1200 pixel e, se risultano un pò più pesanti per il download, sono perfette anche per gli schermi più grandi (considerate che l’alta definizione televisiva ha una risoluzione verticale di 1080 pixel). Ultimamente sto iniziando a caricare anche fotografie in formato nativo 16:9. Montagna
Premetto che, se non sono mai stato un alpinista eccelso, e nemmeno un fotografo eccelso, in entrambi i casi le mie soddisfazioni me le sono tolte: per esempio ho salito la Gnifetti e la Vincent, due 4000 nel gruppo del Rosa, quindi sono salito all’Alpe Sattal, che si trova proprio di fronte, e me le sono fotografate riflesse nelle finestre del rifugio (le vedete nel ritaglio qui sopra). Per quanto riguarda le fotografie ho iniziato come tutti quelli della mia generazione da ragazzo, con le diapositive. Poi, come tutte le passioni, anche questa si è scontrata con gli impegni prima dello studio e poi del lavoro, che hanno avuto il sopravvento, favoriti anche da una certa stanchezza (fai sviluppare le pellicole, intelaia le diapositive, tira fuori il proiettore, monta lo schermo, rismonta il tutto...). Con la comparsa della fotografia digitale, con le sue straordinarie potenzialità, e con la sua incredibile praticità, ho ripreso a fotografare. Alle macchine fotografiche digitali reflex (SLR) continuo a preferire le bridge, cioè i modelli intermedi tra le compatte da “ricordo della gita domenicale” e le reflex. Anche se mi rendo conto di dire un’eresia (la macchina fotografica, per i puristi, è la reflex) trovo che i pochi modelli di macchine fotografiche bridge che circolano, sebbene ancora con moltissimi difetti (parlo dell’anno 2008), siano comunque il prototipo della macchina fotografica del futuro [a]. Se a quattro fotografie fatte in una bella giornata di sole e con un minimo di cura per l’esposizione aggiungete un programma per creare le panoramiche (ArcSoft Panorama Maker è per me insuperabile) potete per esempio ottenere qualcosa sul genere di questa foto, che è una delle mie migliori (potete fare click sulla foto per ingrandirla).
Per le fotografie ho utilizzato (fino al gennaio del 2008) una Nikon Coolpix 5700 da 5 megapixel, acquistata nel giugno del 2003 ad un prezzo esorbitante: ma allora i sensori da 5 megapixel erano i più grandi disponibili, quello della Nikon era di una qualità superlativa, e si pagava cara una tecnologia solo agli inizi. Queste fotografie sono state scattate i primi giorni del mese di settembre del 2006, dalla cresta del Gornergrat (a 3000 metri di altezza), sopra Zermatt, e sono state collegate utilizzando il Panorama Maker. La panoramica che ne ho ricavato, della quale questa è ovviamente una versione ridotta (di 597 pixel di larghezza per 113 di altezza), ha una dimensione nell’originale di circa 100x25 centimetri alla risoluzione per la stampa. Il fotografo a cui ho chiesto la stampa della fotografia, ha cercato invano (e devo dire con un certo accanimento, anche comprensibile nei confronti di un dilettante) di trovare un minimo segno delle giunzioni tra le foto. Da sinistra verso destra nell’ordine sono facilmente riconoscibili il Monte Rosa (le due cime sono quella di sinistra la Nordern e quella di destra la Dufour), i Lyskamm, i Gemelli (Castore e Polluce), i Breithorn (rispettivamente orientale, centrale e occidentale), il Piccolo Cervino (Klein Matterhorn) con alla sua destra il Colle del Teodulo e il Corno del Teodulo, e infine la cresta del Furggen che arriva fino al Cervino, il mitico Matterhorn. Sulla destra infine si intravedono la cupola dell’osservatorio e l’albergo/rifugio del Gornergrat. Considerate che la panoramica copre solamente la parte di fronte della catena di 4000 che circonda Zermatt. Sulla sinistra del Monte Rosa si trova la catena del Mischabel, mentre sulla destra si trova la catena che va dal Cervino al Weisshorn (per una visione d’insieme di queste due catene rimando alla panoramica presa dal Klein Matterhorn verso nord). Si tratta di un panorama di montagne di 4000 metri e ghiacciai che per vastità e maestosità non ha uguali nelle Alpi. Per un ambiente ancor più “da meditazione” consiglio, in Val d’Aosta, la Val di Rhemes. Saliti al rifugio Benevolo si può percorrere facilmente la tappa dell’Haute Route Glaciére che lo collega al rifugio Bezzi, in Valgrisenche. Qui sono al lago Goletta, nell’estate del 2007. Sulla sinistra vedete, dal retro, la Granta Parei (che appare veramente “granta” vista dal davanti). L’evidente colle sulla destra (per intenderci quello con il canalino nevoso che sale dal basso verso l’altro e da destra verso sinistra) è il Colle Bassac Derè, che divide la Val di Rhemes dalla Valgrisenche.
Se da Torino ci si dirige a nord verso il Canavese, lungo la statale 460, fino a Cuorgnè, quindi sempre lungo la statale 460 che devia verso est/nord est si raggiunge Noasca, e infine lunga la strada provinciale 50 si supera Ceresole Reale, si arriva ai Piani del Nivolet. Da qui in un paio di ore si può scendere in Valsavarenche, a Pont, l’ultima località di questa laterale della Valle d’Aosta, dove la strada si ferma. Da Pont inizia la mulattiera reale che porta al Rifugio Vittorio Emanuele (2730 m), uno dei due rifugi da cui si parte per fare il Gran Paradiso (l’altro è il Rifugio Chabod, che si raggiunge con un sentiero che parte un paio di chilometri prima di arrivare a Pont). Ma non è questa la cosa più interessante. Ai Piani del Nivolet potete fare tappa al Rifugio Città di Chivasso o, come ho fatto io, al Rifugio Albergo Savoia (2532 m). Quest’ultimo è stato ricavato da una antica casa di caccia che Vittorio Emanuele II ha lasciato in eredità al suo guardiacaccia, ed è ancora gestito dalla famiglia Daynè che da esso discende. Le camere sono spartane: ma ci sono ancora mobili originali e sul letto vi potreste ritrovare delle coperte di lana merinos purissima dell’epoca, dello spessore di alcuni centimetri e del peso di svariati chilogrammi ciascuna, roba da non credere! Se salite al Col Rosset (3023 m) passando per il lago omonimo, e siete partiti molto presto, durante il breve intervallo di cielo quasi sgombro che in estate, sul versante sud delle Alpi, separa le nebbie mattutine dai cumuli pomeridiani, potete tentare di catturare qualche bella fotografia. In questa panoramica del 2007 (il Col Rosset è alle mie spalle) vedete sulla sinistra il Gran Paradiso (4061 m) (sull’ampio ghiacciaio che descrive un arco verso sinistra è tracciata la via di salita normale, la si vede chiaramente, e si intravedono addirittura alcune cordate!), quindi andando verso destra vedete nell’ordine la Tresenta (3609 m), il Ciarforon (3642 m), la Becca di Monciair (3544 m) e i Denti del Breuil (3454 m) con il loro aspetto tipicamente seghettato (in quest’altra panoramica vedete Ciarforon, Becca di Monciair e Denti del Breuil ripresi dal rifugio Vittorio Emanuele).
La Piramide Vincent (4215 m) è la prima a sinistra delle 5 cime allineate sulla parete sud del Monte Rosa, che sono rispettivamente, da sinistra a destra, viste da sud, la Piramide Vincent (poco sotto sulla sua destra vedete la Punta Giordani, 4046 m), lo Schwarzhorn, il Ludwighohe, la Punta Parrot e la Punta Gnifetti. La si raggiunge partendo dalla Capanna Gnifetti (3647 m), e seguendo sul ghiacciaio del Lys il percorso che porta alla Capanna Regina Margherita, sulla Punta Gnifetti (4554 m). Poco prima del Balmenhorn (Cristo delle Vette) si devia verso destra, verso il Colle Vincent, quindi si piega ancora a destra salendo in diagonale (questa è la via normale). Nel 2006 dalla cima della Piramide Vincent, verso le 10 del mattino, ho scattato le fotografie con cui ho poi realizzato questa panoramica.
Sulla sinistra si vedono i Lyskamm, gli stessi che compaiono nella panoramica presa dal Gornergrat, ma questa volta visti da sud. Quello di destra dei tre isolotti rocciosi al centro della conca nevosa è il Balmenhorn (4167 m), con l’omonima capanna/bivacco e con il Cristo delle Vette (in secondo piano, sullo sfondo, si vede il Weisshorn, che fa parte della Corona Imperiale che circonda Zermatt). Proseguendo da sinistra a destra si vedono in primo piano le cime dello Schwarzhorn (4322 m) e del Ludwighohe (4285 m), quindi in secondo piano compare la punta Zumstein (4563 m), e di nuovo sul davanti, quasi pianeggiante da questa prospettiva, la punta Parrot (4432 m). Per inciso nella fotografia la punta Gnifetti, con la capanna Regina Margherita, è nascosta dietro alla Parrot. Tornando alla Val d’Aosta, un altro obiettivo di grande soddisfazione è rappresentato dalla Testa del Rutor (3486 m), uno sperone roccioso che si trova in un ambiente molto bello, quello del ghiacciaio del Rutor, che vedete in questa panoramica scattata dal rifugio Alberto Deffeyes (2494 m), sopra La Thuile.
La piramide sulla destra è il Grand Assaly (3174 m). La Testa del Rutor è la parte più elevata della sottile cresta rocciosa che si intravede appena al limite superiore del ghiacciaio sotto all’ultima nuvoletta sulla destra, e appena a sinistra di quella che sembra una piramide bifida, e che in realtà sono le due Vedette del Rutor (3332 m e 3236 m) che si alzano proprio al centro del ghiacciatio. Arrivati a La Thuile si prosegue e si lascia l’auto alla frazione La Joux. Si sale all’Alpage du Glacier, e al lago omonimo: qui si lascia sulla destra la deviazione per lo splendido vallone di Bella Comba e ci si dirige verso il rifugio Deffeyes. Dal rifugio si sale sulla sinistra, fino a raggiungere dopo un’ora e mezza circa, passando su alcune facili roccette e percorrendo una cresta morenica malferma, il punto dove si scende sul ghiacciaio. Questo si è molto ritirato, e l’accesso più logico (attenzione!) alcuni anni si può trovare proprio sotto a una bastionata rocciosa da cui partono scariche di sassi (come è capitato al sottoscritto nel 2006). Il ghiacciaio, crepacciato, è facile: tuttavia è necessario seguire una linea di salita (e di discesa) sicura, che cambia di anno in anno. E’ necessario assumere informazioni accurate al rifugio Deffeyes prima di affrontarlo (ma il consiglio è di prendere una guida a La Thuile). Si risale il ghiacciaio fino al Colle del Rutor, dove si trova la vecchia capanna Deffeyes in legno, abbandonata e ormai in rovina (è il rettangolino sulla sinistra della foto della Testa del Rutor). Da qui per cresta si raggiunge la cima. Panorama superbo, dal Cervino al Rosa al Gran Paradiso: ma il giorno che ci sono arrivato io alle 9 del mattino i cumuli erano già molti, e se aggiungete la necessità di fotografare in controluce capite perchè la panoramica dalla cima questa volta purtroppo non mi sia riuscita (nella fotografia si vedono la cresta finale e la Madonnina in cima alla Testa del Rutor). Per una sciata “contemplativa” non posso che raccomandare la salita al Klein Matterhorn. Bisogna raggiungere Cervinia, e fare lo skipass internazionale che consente di sciare tra Cervinia e Zermatt. Si sale prima a Plan Maison (2550 m, si può salire in alternativa con la cabinovia o con l’impianto a fune), quindi da qui si sale a Cime Bianche (2812 m) con la cabinovia, e infine si raggiunge la Testa Grigia (3314 m) con l’impianto a fune. Si scende verso Zermatt per una pista facile facile, che costeggia gli skilift, fermandosi alla stazione di Trockener Steg (2939 m). Qui si potrebbe scendere fino a Furi (stazione intermedia, 1864 m) o addirittura in paese a Zermatt (1638 m). Ma non è questo lo scopo principale: che è invece di prendere a Trockener Steg l’impianto a fune che sale al Klein Matterhorn (3883 m). Qui, a metà della galleria che congiunge il versante svizzero con quello italiano, dovete assolutamente lasciare gli sci, e prendere l’ascensore che sbuca alla base della terrazza panoramica che si trova proprio sulla vetta, e che è raggiungibile con una cinquantina di scalini, da fare senza inutili apprensioni ma con calma: siete quasi a 4000 metri... Comunque secondo me si resta senza fiato solo in parte per la quota, e prevalentemente per lo spettacolo. Nella prima panoramica (dicembre 2008, temperatura -20 °C; per le fotografie dal febbraio 2008 utilizzo una Fujifilm FinePix S9600) si intravede all’estrema sinistra in lontananza il Monviso (3841 m) quindi all’altezza di un terzo circa della foto da sinistra verso destra vedete il Gran Paradiso (4061 m), seguito da una piramide che è la Grivola (3969 m; alla sua sinistra, più bassa, si vede un’altra piramide, il Monte Emilius, 3559 m). All’altezza dei due terzi della foto da sinistra verso destra si vede il Rutor (3486 m), e all’estrema destra il massiccio che si staglia chiaramente è quello del Monte Bianco (4811 m).
Nella seconda panoramica vedete ancora la catena che va dalla Grivola al Monte Bianco, alla destra del quale appaiono ora tozzo e scuro il Grand Combin (4314 m), acuminato il Dent d’Hérens (4171 m), inconfondibile il Cervino (4478 m), e subito dopo questo la Dent Blanche (4357 m)
La terza panoramica riparte dal Cervino e copre praticamente tutto la parte nord della vista che si gode dal Klein Matterhorn. Al centro della fotografia si vede la valle di Zermatt, diretta da sud verso nord. A sinistra spiccano il Cervino e la Dent Blanche, mentre la piramide bianca quasi al centro del panorama, alla sinistra dell’imbocco della valle di Zermatt, è il Weisshorn (4505 m). Proprio sullo sfondo dell’imbocco della valle, in lontananza, si intravedono le montagne dell’Oberland Bernese (Jungfrau, Mönch ed Eiger). Sulla destra dell’imbocco della valle si vede tutta la catena del Mischabel che da nord a sud si chiude contro il Monte Rosa. Infine il corno tozzo con cui si chiude la panoramica è il Breitorn occidentale (4165 m).
Se, in Lombardia, risalite la Valtellina partendo da Colico, trovate sulla vostra sinistra due valli laterali di straordinaria bellezza: la prima è Val Masino, la seconda è la Val Malenco. Siamo nelle Alpi Centrali, i cui ambienti glaciale e le cui montagne, pur meno imponenti rispetto alle Alpi Occidentali, sono in grado di riservare a chi abbia voglia di esplorarli grandi soddisfazioni, grandi emozioni e grandi panorami. La Val Masino l’ho frequentata prima dell’era della fotografia digitale, quindi ho solo poche fotografie cartacee, per di più bruttine. Mi piace, ma solamente perchè è il ricordo di una delle mie soddisfazioni alpinistiche, quella in cima al Pizzo Cengalo con Daniele Fiorelli, Guida Alpina (sullo sfondo, vicinissima, la vetta del Pizzo Badile). In attesa di ritornare in Val Masino armato di macchina fotografica digitale, vi consiglio di frequentarla e di esplorarla a fondo: vi troverete un ambiente di rara e straordinaria bellezza. Se risalite la Val Malenco fino a Chiareggio (1612 m), ove dovete lasciare l’auto, in un’ora scarsa potete arrivare per una comoda mulattiera al rifugio Gerli-Porro (1965 m), all’Alpe Ventina, all’inizio dell’omonima valle. Da qui consiglio di salire, prendendo un sentiero sulla sinistra del rifugio, al Torrione Porro (2357 m), per godervi lo spettacolo. Verso nord-est avete il massiccio del Bernina: nella panoramica (fotografie del luglio 2003, con la Nikon Coolpix 5700) si vedono da sinistra verso destra in primo piano il Pizzo delle Tre Mogge (3441 m), il Pizzo Malenco (3438 m) e la Sassa d’Entova (3329 m), che delimitano il lato occidentale del ghiacciaio di Scerscen inferiore. Da notare la spruzzata di neve che, essendo i primi del mese di luglio, la dice lunga sull’ambiente...
Sulla destra della panoramica vedete in primo piano, proprio sulla cresta, il rifugio Entova-Scerscen (ora in disuso: era stato costruito per praticare lo sci estivo), e in secondo piano, da sinistra verso destra, vedete rispettivamente il Pizzo Bernina (4048 m) e la Crest’Aguzza (3854 m) (in questa fotografia sulla bastionata rocciosa alla sinista del canalone della Crest’Aguzza si intravedono addirittura il nuovo e il vecchio rifugio Marco e Rosa). Girandovi ora verso ovest potete vedere il Disgrazia (3678 m) e la Punta Kennedy (3295 m), mentre se vi girate verso sud-ovest potete vedere la valle e il ghiacciaio del Ventina, sovrastate a sinistra dal Pizzo Rachele (2998 m) e quasi al centro della foto dal Pizzo Cassandra (3226 m). Si tratta di uno spettacolo notevole: le Alpi lombarde meritano proprio di essere meglio conosciute. Arrampicate Apro questa sezione con queste fotografie del mio amico Guido con due compagni di cordata alla Torre di Boccioleto:[La Torre di Boccioleto], [2], [Guido], [4], [5], [6], [7], [8]. Neve
Un comignolo che si è aperto la via attraverso un paio di metri di neve apre il tema, che si sviluppa inevitabilmente in modo disordinato, cogliendo tatticamenti gli attimi fuggenti:→ Otro;→ Valvogna [1], [2];→ Mollia [1], [2]. Canyoning
Strettamente legate alla montagna sono queste fotografie di canyoning (mi sono trovato nel posto giusto e nel momento giusto per puro caso, e in montagna ho ovviamente sempre la macchina fotografica nello zaino...). Le fotografie sono state scattate in Valsesia nel maggio del 2009, un anno e un mese di grazia nei quali le piogge primaverili associate allo scioglimento della quantità spropositata di neve caduta durante l’inverno hanno determinato condizioni ideali per la discesa dai torrenti:[1], [2], [3], [4], [5], [6], [7], [8], [9], [10], [11], [12], [13], [14], [15]. Animali Qui devo proprio partire dalla fotografia più strana e soprattutto imprevista che mi sia capitato di scattare: ovviamente in montagna. Ai primi di aprile del 2007, spuntando sulle roccette sommitali di una cima che si usa per “farsi le gambe” nella stagione in cui le quote sopra i 2500 metri sono ancora impraticabili per la neve, mi sono trovato di fronte allo spettacolo di coccinelle che vedete (coccinelle in fotografia e coccinelle in macrofotografia). Veramente incredibile: per una naturale necessità, e per qualche misteriosa capacità, erano riuscite a darsi appuntamento in centinaia, nello stesso giorno e nello stesso posto, sulla cima di una montagna! Quella dell’ape che sta arrivando in picchiata su un fiore sul quale è già posata una sua collega, che stavo in quel momento fotografando, è stato un colpo di fortuna (attenzione: non è un fotomontaggio!), mentre quella della farfalla posata sul ciliegio in fiore è stata frutto di un appostamento. La fotografia della gatta appostata sul ciliegio è esattamente quella che ho scattato, senza ritocchi nè ritagli, e lo stesso vale per quella della gatta palesemente infastidita dalla neve, che tiene le zampe anteriori sollevate... L’Australia è il regno degli animali, e sono riuscito a fotografare di tutto: un’aquila e un’altra aquila in volo e un saltie (Crocodylus porosus, è il più grande rettile vivente) fotografati sull’Adelaide River (il coccodrillo era a meno di due metri di distanza), i cacatua liberi nei Royal Botanic Gardens sulla riva dell’oceano a Sydney, una cangura con un piccolo nel marsupio, un cassowary, un cormorano e un eucalipto con appesi a testa in giù decine di red-fox (pipistrelli con apertura alare attorno al metro, ma per fortuna vegetariani) alle Katherine Gorges, un varano (in australiano “goanna”) sulla riva di un billabong, un ibis bianco che si stava costruendo il nido al Darling Harbour in pieno centro di Sydney, e un altro ibis nel prato dell’albergo al Kakadu, un koala, un kookaburra, un pellicano dagli occhiali, un quokka, un trachidosauro e un delfino che salta sulle onde, queste ultime quattro foto tutte prese a Rottnest Island sull’oceano Indiano (ci si arriva da Perth), una enorme tartaruga di mare (Caretta caretta) fotografata alla Grande Barriera Corallina a oltre 40 chilometri dalla costa (la Great Barrier Reef australiana è un posto unico al mondo), un wombat, e infine un wallaby che si è lasciato incredibilmente avvicinare fino quasi a farsi toccare al billabong dell’Anbangbang nel Kakadu. Fiori Le fotografie dei fiori sono tra le mie fotografie preferite per gli sfondi del PC. Non ho una logica di presentazione che prevalga e pertanto le propongo, salvo eccezioni, in ordine alfabetico per nome comune del fiore, ovvero, quando non classificate (in botanica ho delle grosse lacune), in ordine sparso. In molti casi si tratta di fiori di montagna, fotografati tra i 1200 e i 2800 metri:→ aster;→ crocus [1] e [2];→ erioforo;→ maggiociondolo;→ myosotis;→ sassifraga;→ soldanella. In altri casi si tratta di fiori comuni da giardino, o di fiori più o meno selvatici, e che mi sono semplicemente piaciuti:→ passiflora;→ rosa [1];→ sambuco [1], [2], [3]. Girovagando
Dall’inizio della (per me) era digitale (anno 2003) in avanti, ecco una piccola raccolta di fotografie significative, panoramiche e dettagli colti qua e la, girovagando...→ Australia, Melbourne [1], le Kata Tjuta (Olgas) [2] e l’Uluru (Ayers Rock) [3], [4], la stazione di servizio di Curtin Springs [5], al King’s Canyon [6], on-the-road al centro dell’Australia [7] dove sulla Stuart Highway trovate anche (nell’Outback può capitare di tutto) le indicazioni del livello dell’acqua in caso di pioggia [7a], la stazione di servizio di King’s Creek [8], ci sfiora un road-train (questo con motrice più due rimorchi, ma li abbiamo visti, e documentati, anche a tre rimorchi!) [9], siamo ad Alice Spring [10], [11], ad Adelaide [12] si sale sull’Indian Pacific [13] con sosta a Cook, [14], [15], quindi a Perth, sull’oceano Indiano [16], [17], [18], il deserto dei Pinnacoli [19], Rottnest Island [20], Freemantle, [21], poi sull’oceano Pacifico a Port Douglas, nella zona della foresta pluviale [22], [23], [24] e di qui alla Grande Barriera Corallina [25], [26], [27], quindi ancora a Darwin [28] e al parco del Kakadu [29], sull’Adelaide River dove un pazzo furioso che scopriamo strada facendo campa organizzando gite in barca [30], durante le quali fa saltare dall’acqua a suon di bistecche di canguro i famosi “salties” (Crocodylus porosus), i più grandi rettili viventi, roba da 6-7 metri [31], sempre al Kakadu un termitaio nemmeno tanto alto [32] e dei bellissimi graffiti aborigeni nei pressi del Nourlangie Rocke e del billabong Anbangbang [33], in barca alle Katherine Gorges [34], e infine a Sydney [35], [36], [37], una visita alle Blue Mountains [38], e di nuovo a Sydney con le fotografie dell’Opera House e del Bay Bridge che sono un‘icona [39], [40], [41], [42], [43], [44] ma rendono la minima parte di quella che è senza dubbio la più bella città del mondo; → Francia (Bretagna) Sant-Maloù (Saint-Malo), Carcassonne;→ Gargano [1], [2];→ Mantova [1], [2], [3], [4], [5]; → Mar Ionio [1], [2], [3], [4];→ Marocco, trekking al M’goun [1], [2], [3], [4], [5], [6], [7], [8], [9], con tanto di foto di dromedario del Sahara al pascolo estivo a quasi 3000 metri [10], due panoramiche della catena dell’Atlante con al centro il M’goun [11], [12], e una panoramica della valle dell’Oulilimt che sale verso il M’goun [13];→ Uzbekistan, la città di Khiva [1], [2], in viaggio da Khiva a Bukhara [3], Bukhara [4], [5], [6], [7], Shahrisabz, la città natale di Amir Temur (Tamerlano) [8], [9], in viaggio verso Samarcanda [10], Samarcanda con rispettivamente l’immenso astrolabio di Ulug'bek [11], il mausoleo dei Temuridi [12], piazza del Registan [13], e uno splendido cortile [14], e infine Tashkent, la capitale, con due splendide moschee [15]. Minimalismo fotografico
Sotto questa voce vado raccogliendo fotografie di dettagli che hanno una logica e una estetica autoconsistenti, come per esempio questi tre “dettagli rurali” [1], [2], [3], che raccontano altrettante storie affascinanti. ******************************** |
|
|
|
|
 |
 |
|
Il linguaggio delle misure |
|
|
|
 |
 |
 |
 |
 |
| Manuale Merck di diagnosie terapia |
|
|
Tavole metaboliche |
|
|
|
Errori congeniti del metabolismo |
|
|
|
|
 |
 |
|
Corso base di statistica con R |
|
 |
|
 |
|
 |
|
|
Espressione dei risultati nel laboratorio di chimica clinica |
|
|
 |
 |
|
Le lettureconsigliate |
|
|
 |
 |
|
L’articolo da non perdere...
|
|
E ora che i test genetici sono alla portata di tutti?Con meno di mille euro è possibile comprare un test genetico su Internet: si manda un piccolo campione di cellule e poi si aspetta la risposta.Ma... a che cosa serve la risposta? Un dossier di Marika De Acetis,lo trovate sul sito www.torinoscienza.it |
|
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
|
I migliori libri del mese Leonard Mlodinow La passeggiata dell’ubriaco. Le leggi scientifiche del caso.Rizzoli Editore, 2009, pp. 294. ISBN: 17034081. |
|
|
|
I migliori libri del mese Giovanni Federspil Logica clinica. I principi del metodo in medicina.McGraw-Hill, 2004, pp. 368. ISBN: 88 386 2984-6. |
|
|
|
ebooks... M. BesozziErrori cognitivi, probabilità e decisioni mediche. Applicazioni e utilità del teorema di Bayes nella diagnostica di laboratorio. |
|
|
|
ebooks... Wim P. KrijnenApplied Statistics for Bioinformatics using R |
|
|
|
ebooks... Mauss, Berg, Rockstroh, Sarrazin, Wedemeyer, at al.Hepatology - A clinical textbook. Terza Edizione - 2012 |
|
|
ebooks... Dennis A. NoeThe logic of Laboratory Medicine. |
|
|